Asti tra vestigia romane e fossili

22/07/2020

Ad Asti, visitando la Domus romana (I sec. d. C) di via Varrone, ci si può fare una prima idea di come fosse l’antica Hasta: colonia fondata tra il 125 e il 123 a.C. nell’ambito delle campagne militari di conquista del console Marco Fulvio Flacco che investirono il Piemonte meridionale, è ricordata da Plinio il Vecchio in quanto luogo di produzione di calices, tazze o scodelle di terracotta. Le consistenti tracce di un tappeto a mosaico che decorava il triclinium, la sala da pranzo della domus, restituisce le fattezze dell’abitazione di una famiglia agiata. Altre vestigia completano il percorso archeologico all’interno di una città che in età imperiale conobbe una fioritura sociale ed economica favorita sia dalla posizione geografica che agevolava i traffici commerciali, che dalla produzione massiccia di manufatti fittili.

L’attuale, centralissimo corso Alfieri era il decumanus maximus, nonché il tratto urbano della Via Fulvia, arteria voluta da Marco Fulvio Flacco che da Dertona (Tortona) raggiungeva Augusta Taurinorum, e nata in concomitanza con la colonia di Hasta. A ovest, il decumano era chiuso da una porta – plausibilmente simile nell’assetto alla Porta Palatina di Torino – di cui sopravvive unicamente la poligonale Torre Rossa (I secolo d. C.; corso Alfieri 424), in seguito sopraelevata e ripensata come campanile dell’attuale parrocchiale tardo barocca intitolata a Santa Caterina.

L’ingresso della Via Fulvia in città avveniva non lontano dal complesso monumentale di San Pietro in Consavia, (corso Alfieri 2) il cui aspetto attuale è il risultato dei profondi restauri condotti nei primi anni Trenta del secolo passato, e che è composta da tasselli distinti: il chiostro, la casa priorale legata alla presenza dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, la Cappella Valperga (1446-1467) scandita dalle esuberanti decorazioni in terracotta, e la suggestiva Rotonda (1110-1130) che richiama le fattezze del Santo Sepolcro di Gerusalemme, declinate però con l’utilizzo di mattoni e della pietra «da cantone», varietà autoctona di arenaria tenera.

Meno evidenti, ma non meno significativi sono i resti dell’anfiteatro ellittico allestito alla periferia nord-orientale della città (via D’Azeglio 22, temporaneamente non accessibile) riemersi nei tardi anni Ottanta del secolo scorso; e, ancora, il lastricato riconducibile al Foro riportato alla luce durante gli scavi condotti in vista dell’ampliamento del Museo di Sant’Anastasio (corso Alfieri 365/A).

Il nome di Asti è indissolubilmente legato a quello dello scrittore, poeta e drammaturgo Vittorio Alfieri (1749-1803), affettuosamente soprannominato «Toiu» dai suoi concittadini di ieri e di oggi, che ne tramandano la memoria in diversi luoghi del centro: a lui è intitolato il corso principale, nonché l’ampia piazza presidiata da una statua che raffigura il letterato, e che è stata da tempo scelta come fondamentale punto di riferimento: «Ci vediamo sotto Toiu?».

Ma è soprattutto a Palazzo Alfieri che si riescono a ripercorrere, tappa dopo tappa, le vicende dell’astigiano illustre: qui ha sede del Centro Studi Alfieriani, che raccoglie materiali che ne ricostruiscono l’attività letteraria e la vicenda umana.

Una tappa irrinunciabile del territorio è l’Abbazia di Santa Maria di Vezzolano risalente al XII secolo, nel piccolo comune di Albugnano. Il complesso è anche luogo-simbolo della Rete Romanica di Collina, il progetto che include diciannove edifici (X-XIV secolo) della zona, tutte significative espressioni del Romanico piemontese.  

Di tutt’altro tema è il Museo Paleontologico Territoriale dell'Astigiano e del Monferrato, gestito dall'Ente delle Aree Protette Astigiane. L'attuale allestimento temporaneo comprende due sezioni: la prima presenta la paleontologia generale e territoriale, descrivendo i più importanti eventi geo-paleontologici degli ultimi 25 milioni di anni. La seconda sezione espone i resti scheletrici fossili di cetacei astigiani, balene e delfini risalenti all'epoca pliocenica (tra 5,3 e 1,8 milioni di anni fa) quando tutta la Pianura Padana era occupata dal mare. Il Museo è ospitato nel Palazzo del Michelerio, un monastero risalente alla metà del secolo XVI.

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