L'alessandrino tra pittura divisionista e ciclisti

Highlights 30/07/2020

Sulla sponda sinistra del fiume Tanaro, la Cittadella di Alessandria non ha mai cessato di presidiare severa la Strada di Fiandra, antica via militare spagnola tracciata tra Genova, Savona, Finale Ligure e i Paesi Bassi. Messo a punto a partire dal 1732 dal tortonese Ignazio Bertola (1676-1755), il complesso a pianta stellare è tassello fondamentale per comprendere le opere di fortificazione del XVIII secolo, nonché uno degli esempi meglio conservati e leggibili, poiché ancora inserito, maestoso e isolato, nel contesto originario.

Città di confine dalla spiccata vocazione strategica e militare fin dai tumultuosi esordi – fondata dal pontefice Alessandro III (1168) e tenuta sotto assedio senza successo da Federico Barbarossa (1174) – Alessandria si ritaglia un posto di rilievo nei libri di storia, ma inaspettatamente anche nelle vicende del ciclismo nostrano, tanto da essere considerata la «patria delle due ruote»: è qui che, nel 1867, approda la prima bicicletta su suolo italiano grazie al birraio alessandrino Carlo Michel, che riporta a casa con sé una Draisienne della Michaux – un «ferreo destriero» munito di due ruote di 102 e 82 centimetri, e di pedali in bronzo – dall’Exposition Universelle di Parigi di quell’anno. Uno dei quartieri della città si chiama Pista, a perenne memoria del modernissimo velodromo qui allestito – primo in Italia con le curve sopraelevate – e ora scomparso; oggi la vocazione ciclistica cittadina trova squillante espressione nei disegni contemporanei di Riccardo Guasco, illustratore originario di Alessandria che se ne è reso interprete e che con la mostra Veni, Vedi, Bici! l’ha portata in tournée per il mondo.

A Palazzo del Monferrato, il Museo ACdB – Alessandria Città delle Biciclette  propone un percorso che accompagna il visitatore lungo l’evoluzione del mezzo, la nascita delle prime squadre ciclistiche e delle competizioni, per approdare infine alle epiche imprese di alcuni pionieri alessandrini: «campionissimi» cresciuti sul territorio quali «l’airone» Fausto Coppi (1919-1960), Costante Girardengo (1893-1978), Andrea Carrea (1924-2013), Giovanni Cuniolo (1884-1955), Luigi Malabrocca (1920-2006) e Giovanni Meazzo (1928).  A Novi Ligure, il Museo dei Campionissimi rende omaggio alle glorie locali Coppi e Girardengo. Tutt’intorno, i colli misurati palmo a palmo da un giovanissimo Fausto, garzone del macellaio novese Domenico «Minghein» Merlano, in giro per consegne in sella alla bici: ogni giorno percorreva la strada che conduce dalla natia Castellania a Novi. Nel museo, una speciale pista centrale organizza lo spazio espositivo, dove trova spazio un’ideale storia della Milano-Sanremo attraverso immagini e pagine di giornali, oltre a una curiosa esposizione di biciclette legate ai mestieri.

Oggi, al civico 21 di via Paolo da Novi, dove un tempo c’era la macelleria, una targa ricorda il capitolo novese della vita del Campionissimo.  

I colli dell’Alessandrino sono un territorio non unicamente a vocazione ciclistica, ma anche a specifica vocazione artistica. Sulle sinuose colline che fanno da cornice all’imbocco della Val Curone, il borgo di Volpedo ha dato i natali a Pellizza (18068-1907), maestro indiscusso del “colore diviso”. Passeggiando per il paese, è difficile eludere gli scorci riproposti dal pittore nelle sue celebri opere; il riconoscimento è agevolato dalle riproduzioni per un invito a osservare il paesaggio con gli occhi di Pellizza, che ne ha saputo restituire la pulsante vitalità attraverso una fitta trama composta da minuscoli punti e filamenti di colore. Il suo Studio-Museo inondato di luce grazie a un risolutivo restauro (1986-1994) è stato ricondotto all’aspetto originario – a partire dal colore delle pareti, un terra di Siena caldo caratteristico degli atelier ottocenteschi – e concede un’incursione tra le opere, i cimeli, i libri e gli strumenti del mestiere appartenuti al pittore.

Le colline del Monferrato Casalese – e, più precisamente, le vedute topograficamente impeccabili di Rosignano Monferrato e dintorni – sono protagoniste delle opere di un altro maestro del colore scomposto, Angelo Morbelli (1853-1919) che qui, a passeggio tra i boschi di faggi e noccioli, o mentre dipingeva en plein air, facilmente rintracciava «effetti poetici e sentimentali», come racconterà in una lettera. Alla Colma di Rosignano c’è Villa Maria, buen retiro estivo così ribattezzato in onore della moglie e musa Maria Pagani, in cui lo studio del pittore e il suo giardino, soggetto privilegiato, sono istantanee sospese nel tempo: il prato, le siepi e gli scorci sopravvivono sorprendentemente immutati, come ai tempi di capolavori divisionisti quali Colline del Monferrato, Tempo di pioggia o Riposo alla Colma.

Tappa imprescindibile di un itinerario sulle tracce di Morbelli è Casale Monferrato, città di origine della sua famiglia e luogo a cui il pittore rimarrà sempre profondamente legato. Al Museo Civico, allestito nell’antico convento agostiniano di Santa Croce, la sezione ottocentesca ospita diverse opere del maestro: idilliaci paesaggi monferrini ma anche accenni al prolifico filone incentrato sui «vecchioni» milanesi ospiti del Pio Albergo Trivulzio.  Da non perdere l’articolata sezione dedicata a un altro maestro casalese, lo scultore simbolista Leonardo Bistolfi (1859-1933), di cui si ripercorre integralmente la carriera attraverso un nutrito corpus di circa 170 opere.

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