Scopri il cuneese

04/08/2020

Il possente prospetto della  Castiglia veglia su Saluzzo, capitale d’altri tempi ai piedi del Monviso, massiccio dal profilo aguzzo protagonista ineludibile del panorama. Costruito su una sommità che ospitava precedenti fortificazioni, il complesso è oggi il risultato di un accurato restauro che ha saputo restituire leggibilità alle strutture. Sono evidenti le tracce lasciate dalle intricate vicende che hanno visto protagonista la cittadella: antica residenza dei Marchesi, subì un progressivo abbandono nel corso del Cinquecento, in seguito all’occupazione francese a all’inclusione del Marchesato tra i possedimenti di casa Savoia; a partire dal 1825 venne ripensata in veste di prigione, e rimarrà tale fino al 1992. Attualmente gli ambienti ospitano il Museo della Civiltà Cavalleresca e il Museo della Memoria Carceraria, che rendono conto anche della parabola di questo luogo.

A una manciata di passi dalla fortezza, la  Pinacoteca Matteo Olivero è allestita nell’antico Palazzo di Comune (1440-1462) e ricorda il tormentato «pittore della luce» (1879-1932) originario dell’Alta Valle Maira, capofila del Divisionismo di cui qui vengono puntualmente indagati disegni, tele, sculture e prassi operativa.

La  Torre Civica (1462) dell’antico palazzo comunale concede un panorama straordinario sul borgo, e se ne può scandagliare il fitto tessuto urbanistico, ancora fortemente ancorato all’assetto trecentesco. Un’ulteriore, imperdibile tappa saluzzese è rappresentata dalla chiesa gotica di San Giovanni Battista: principiata dai domenicani nel 1330, rimaneggiata nel corso del Quattrocento, in corrispondenza dell’abside ospita la cappella funeraria dei Marchesi di Saluzzo, allestita a più riprese tra il 1450 e il 1504 e luogo che più di ogni altro sa narrare l’età dell’oro che ha sperimentato il Marchesato con  Ludovico I (1405-1475) e Ludovico II (1438-1504).

Poco lontano,  Casa Cavassa è uno straordinario esempio di casa nobiliare rinascimentale e ospita la ricca collezione d’arte antica appartenuta al marchese Vittorio Emanuele Tapparelli d’Azeglio (1816-1890), ultimo discendente della propria illustre casata, nipote di Massimo d’Azeglio, uomo politico di levatura internazionale, collezionista appassionato. Tra le opere più significative va senza dubbio annoverata la Madonna della Misericordia (1499-1500) di mano del maestro di origini fiamminghe Hans Clemer (ante 1480 – post 1512), che nel Saluzzese ha lasciato alcuni capolavori. Un itinerario possibile sulle tracce di mestre Ans si snoda in Valle Maira, da Elva tutt’intorno: qui un suo articolato e splendido ciclo di affreschi (1496-1503) scandisce il presbiterio della parrocchiale di Santa Maria Assunta (in Borgata Serre).

Spostandosi di qualche chilometro, il Museo Civico Luigi Mallé nel cuore di Dronero, borgo della Bassa Valle Maira cui si accede attraversando il quattrocentesco Ponte del Diavolo, rende omaggio alla figura di Luigi Mallé (1920-1979), storico dell’arte protagonista di spicco della cultura artistica piemontese – sarà a lungo conservatore dei Musei Civici torinesi – e italiana tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo passato. Fu lo stesso Mallé a donare la residenza e la propria collezione affinché si potesse allestire un museo, inaugurato infine nel 1995. Ospitata nella casa che fu buen retiro estivo della famiglia, la collezione permanente abbraccia un ampio arco cronologico che si estende dal Cinquecento al Novecento e che arriva a includere orologi di bronzo e alabastro, stampe, fotografie d’epoca, preziose porcellane di Meissen e arredi settecenteschi.

A Dronero è anche possibile visitare il Museo Occitano Sòn del Lenga – Espaci Occitan, luogo che agevola una più profonda comprensione di lingua, tradizioni, folklore, letteratura, musica delle quattordici Valli Occitane localizzate nel Piemonte sudoccidentale.

Se si in zona, vale assolutamente la pena pianificare un’incursione anche alla suggestiva Riserva Naturale dei Ciciu del Villar: istituita nel 1989 e caratterizzata dalla presenza dei peculiari ciciu ‘d pera (pupazzi di pietra), colonne di erosione a forma di fungo plausibilmente formatesi alla fine dell’ultima era glaciale..o forse, sostengono alcuni, per un prodigio operato da san Costanzo, patrono di Villar.      

La Provincia Granda è luogo ideale per misurare la celebrità vitivinicola del Piemonte e per ripercorrerne la storia, a partire dalle radici tardoantiche e medievali di un sistema colturale di cui i terreni di Langhe e Roero costituiscono testimonianza vivente. Il paesaggio della Langa del Barolo, scandito com’è dalle colline attentamente coltivate e caratterizzate dal binomio “vigneto-castello” è unico nel suo genere, e come tale incluso dall’UNESCO, nel 2014, tra i Beni Patrimonio dell’Umanità.

A Barolo, suggestivo borgo il cui nome evoca inequivocabilmente il re dei rossi, un’immersione nel mondo del vino è possibile al  Wi-Mu (acronimo di Wine Museum) Museo del Vino, all’interno del castello un tempo residenza dei Marchesi Falletti di Barolo. Tra le pareti del millenario edificio si conserva intatta la camera-studio di Silvio Pellico (1789-1854), che dell’ultimo marchese Tancredi fu segretario e bibliotecario, e che si occupò in prima persona delle opere filantropiche patrocinate dalla di lui moglie, la marchesa Giulia (1785-1864).

Il suggestivo spazio espositivo, messo a punto dallo scenografo franco-svizzero François Confino, che a Torino ha concepito anche il Museo del Cinema e il Museo Nazionale dell’Automobile, è un invito aperto a compiere un’immersione (anche sensoriale) nella cultura enologica, lungo un percorso imperniato sulla storia, sulla produzione, sul consumo, e sulla fortuna figurativa del vino.

La narrazione dell’universo enologico prosegue idealmente al  Museo dei Cavatappi, allestito in una ex cantina ripensata da due architetti albesi, Danilo Manassero e Luigi Ferrando. Qui la storia dell’utensile, dal Seicento in poi, è ripercorribile grazie alla collezione di cavatappi antichi di Paolo Annoni, farmacista torinese, ma langarolo d’adozione.

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