Scopri il novarese e il vercellese

Highlights 13/07/2020

Attraversando le vaste province di Novara e Vercelli sono molti gli spunti che si possono cogliere tra storia, arte a natura, dalle Alpi fino alle risaie della Bassa.

La Valsesia è punto di partenza ideale per un suggestivo itinerario che conduce, attraverso il Novarese e il Vercellese, dalle Alpi fino alle risaie della Bassa. Su uno sperone di roccia che sovrasta il borgo di Varallo, grazie all’iniziativa di Bernardino Caimi – frate francescano minore osservante reduce dalla permanenza in Terrasanta – prende forma, a partire dall’ultimo scorcio del Quattrocento, il Sacro Monte; è il più antico tra i nove inclusi nella lista dei beni UNESCO, e prototipo a cui sono ispirati tutti gli altri. Il longevo cantiere copre quattro secoli. Nel borgo sottostante trova spazio la Pinacoteca, nata nel 1886 in seguito alle celebrazioni per il (presunto) quarto centenario di nascita di Gaudenzio Ferrari (1480 circa – 1546), regista della “Nuova Gerusalemme”: è nella trentottesima cappella – il celebre Calvario (ante 20 agosto 1521) – che il maestro mette a punto quella coabitazione tra affreschi e statue poi divenuta la cifra stilistica peculiare dei sacri monti tra Piemonte e Lombardia. La prima prova è rintracciabile sulla parete gaudenziana della chiesa di Santa Maria delle Grazie, ai piedi del Monte, completata nel 1513: qui la Crocifissione contempla porzioni tridimensionali in stucco.

Un’altra gloria locale è Antonio d’Enrico detto ‘Tanzio da Varallo’ (1582 circa - 1633), pittore originario di Riale d’Alagna che, dopo una lunga serie di peregrinazioni tra Roma e l’Italia  meridionale, tornerà in valle e metterà mano ad alcune tra le più emblematiche cappelle seicentesche del complesso, veicolando le novità della pittura di Caravaggio. Il borgo conserva memoria dei traffici passati nei sontuosi edifici tardo ottocenteschi quali Villa Durio, Villa Barbara e Villa Virginia che rievocano lo splendore di fine Ottocento, quando la Valsesia divenne meta vacanziera delle élite.

In Valsesia è visitabile anche il Walser Museum, allestito in una tipica baita in legno del Seicento, abitata della comunità Walser.

Spostandosi a Vercelli, la visita ideale inizia dalla basilica di Sant’Andrea, l’edificio simbolo della città. Il cantiere fu avviato nel febbraio del 1219 su impulso del cardinale vercellese Guala Bicchieri (1150 circa – 1227), che, in occasione dei viaggi che ebbe modo di compiere in veste di legato papale in Francia e in Inghilterra entrò in contatto con la cultura artistica e architettonica di quei luoghi. È grazie al cardinale, mecenate illuminato, se nella basilica di Sant’Andrea convivono la cultura architettonica francese, quella anglosassone e gli influssi emiliani. Era annoverato tra i beni di proprietà del cardinale anche il prezioso cofano con medaglioni in smalto champlevé di Limoges – utilizzato da Bicchieri come baule da viaggio e oggi conservato a Torino, presso Palazzo Madama.

Una passeggiata per il centro svela una città che ha conservato altre consistenti tracce del proprio passato: le antiche torri – la più nota, quella dell’Angelo in piazza Cavour, da poco restaurata – la sinagoga in via Foa, esemplare edificio ottocentesco dell’emancipazione, o, ancora, la chiesa di San Cristoforo, sulle cui pareti Gaudenzio Ferrari ha eseguito l’ultima, grande impresa prima del trasferimento a Milano, in cerca di occasioni nella capitale del Ducato. Una tappa fondamentale per ripercorrere le vicende artistiche e collezionistiche della città è rappresentata dal  Museo Francesco Borgogna, istituito ai primi del Novecento per legato di Antonio Giacomo Francesco Borgogna, e dedicato alla memoria del padre. Oltre alle opere appartenute al filantropo e collezionista vercellese, le sezioni ospitano un’importante rappresentanza di dipinti e affreschi del Rinascimento piemontese e della fiorente scuola pittorica locale – sono presenti, tra gli altri, Gaudenzio Ferrari, il suo allievo Bernarndino Lanino, i Giovenone – confluiti qui grazie ai depositi da chiese, da confraternite o dal locale Istituto di Belle Arti, istituzione in prima linea nella salvaguardia delle ‘memorie patrie’. Merita una menzione anche il nutrito nucleo di opere fiamminghe e olandesi, composto da 53 dipinti che trovano spazio al primo piano della casa-museo.

Viaggiando in direzione sud, verso l’imbocco della valle, a Romagnano Sesia vale la pena concedersi una tappa a Villa Caccia. L’imponente struttura neoclassica è stata progettata dal genius loci Alessandro Antonelli (1798-1888) per i conti Caccia che qui allestirono la loro “Premiata Fattoria Vinicola”; l’ala orientale ora ospita il  Museo Storico Etnografico della Bassa Valsesia, che conduce i visitatori lungo un percorso imperniato sulla storia, le tradizioni e la cultura materiale del territorio. Nelle sale trovano spazio testimonianze legate alla secolare vocazione vitivinicola, alla suggestiva processione del Venerdì Santo, ma anche alla romagnanese Maria Adriana Prolo (1908-1991) colta umanista e studiosa di storia locale. È a lei che si deve la fondazione sia del Museo del Cinema di Torino, che di quello di Romagnano. Fino al 2 agosto il museo ospita la mostra di arte contemporanea Contaminando.

È un’altra creatura antonelliana ad annunciare l’avvicinamento alla città di Novara: la Cupola di San Gaudenzio, che domina lo skyline cittadino con i suoi 121 metri di altezza, è stata oggetto di un lungo e tormentato cantiere, mai portato a compimento. I fogli dell’architetto, scanditi da delicati acquerelli, descrivono minuziosamente affreschi non eseguiti e una folla di statue sui parapetti rimasti invece vacanti. Pochi passi più in là, Casa Bossi è un’altra testimonianza della pionieristica attività di Antonelli per la propria città. Tra le mura medievali del Broletto è ospitata la  Galleria Paolo e Adele Giannoni, frutto delle passioni collezionistiche di Alfredo, figlio della coppia cui è intitolata. Oltre a un folto gruppo di pittori vigezzini, vi trova spazio anche una nutrita rappresentanza di quadri macchiaioli: la monumentale Cavalcata di soldati nel bosco (1898-1900 circa) di Giovanni Fattori e L’imbarco dei Mille a Quarto (1910-1911) di Plinio Nomellini bastano a giustificare un’incursione al museo.  

Lasciando la città e proseguendo nuovamente verso sud, si è al centro del cosiddetto “Triangolo del riso”, composto dalle province di Novara, Vercelli e Pavia: si attraversano le risaie, il «mare a quadretti» descritto da Dante Graziosi, veterinario e scrittore che la Bassa l’ha perlustrata palmo a palmo a bordo di una Topolino color amaranto. In anni recenti, queste terre si sono ripopolate di aironi e ibis, e d’estate capita di vedere spuntare cappelli di paglia a cono tra il verde acceso: sono i preziosi “mondini” cinesi che hanno preso il posto delle lavoratrici stagionali d’altri tempi nel disinfestare le risaie a mano là dove i prodotti chimici sono banditi.

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